Simone Riccardi

Nella molteplicità, dei linguaggi artistici contemporanei, che talvolta rasenta la confusione, le opere di Paolo Vegas si caratterizzano per una chiarezza di significati e di soggetti raffigurati. Si tratta di una serie di fotografie – o meglio collage – su stampa Lambda e montate su supporto Leger o alluminio di varie misure. Possiamo raggruppare i suoi lavori in tre categorie: la prima costituita da venti fotografie che riproducono altrettanti disegni di Egon Schiele, una seconda categoria di venticinque opere in cui prevale la “ricostruzione d’ambiente” e in fine un ultimo gruppo dove emerge con chiarezza il tema del doppio o clonazione di un soggetto.
Spesso nel corso dei secoli gli artisti si sono idealmente ispirati o hanno preso spunto o talvolta copiato opere dei loro predecessori; conosciamo infatti oramai una opera come la Sagra di Masaccio dipinta al Carmine solo attraverso le copie parziali cinquecentesche, tra le quali figura all’Albertina di Vienna un disegno di Michelangelo. Tutto ciò non deve essere stato casuale né costituisce una diminuzione della figura del Buonarroti il fatto che uno degli artisti d’oro del Rinascimento italiano abbia di fatto copiato un’opera ai suoi occhi evidentemente eccelsa. In fondo si pensi a quanti artisti durante il Quattrocento e il Cinquecento si sono fermati a raffigurare opere della classicità, lasciandoci fogli sparsi o taccuini pieni di disegni o quanta importanza ebbe la riscoperta della Domus Aurea per la diffusione della grottesca. Ancora si potrebbe citare la copia di Van Dyck dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie, o lo studio di mani di Edgard Degas da un disegno dello stesso Leonardo ora alla Royal Library di Windsor. Anche in questo caso si tratta di un vero e proprio omaggio da parte di Vegas ad Egon Schiele: in particolare vengono scelti venti disegni, che si conservano oggi per la maggior parte in collezione privata, in cui ben si evidenzia la componente sensuale ed erotica tipica del pittore austriaco. Le fotografie sono rigorosamente fedeli agli schizzi del pittore, e tuttavia appaiono modificate proprio da una aggiunta coloristico-cromatica nuova e personale, da un tono meno espressionistico e dall’applicazione di un oggetto sulla stampa, su cui torneremo tra breve. Mi sembrano sull’argomento particolarmente importanti ed appropriate le parole di Josef Brodskij: “La paura dell’influenza, la paura della dipendenza è la paura di un barbaro, non della cultura che è tutta continuità, è tutta un’eco”.. Forse sono maggiori di quello che si pensi le analogie tra la Vienna d’inizio secolo, – fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale e al conseguente ridimensionamento dell’impero austriaco sullo scacchiere europeo -, e la realtà contemporanea. Basti pensare al ruolo che oggi occupa la sensualità, o forse la sessualità, nella società e nelle sue infinite espressioni, come la pubblicità, la vendita di giornali, scandalistici o meno, e le trasmissioni televisive spesso di livello culturale non troppo elevato, ma invece seguitissime dal pubblico.

Passando al secondo gruppo di opere, come Look and touch, La dolce vita e il guardone, L’attesa, La scelta, solo per fare qualche esempio, ci troviamo difronte ad una serie di fotografie originali dell’artista, dove colpisce in maniera immediata la collocazione di persone in una ricostruzione d’ambiente pensata e ben definita. Anche in questo caso si rischia di scivolare in un ambito piuttosto difficile e complesso e dove già esistono maestri affermati come David Lachapelle, tuttavia più che sottolineare le analogie col fotografo americano, mi pare siano da evidenziare le differenze. Vegas infatti si contraddistingue per una maggiore aderenza al dato reale mentre in Lachapelle le scene si permeano di un surrealismo per certi verso più aderente allo sviluppo artistico d’oltreoceano. Ma la peculiarità dell’opera del fotografo italiano è certamente la applicazione di un oggetto presente nell’immagine sulla fotografia stessa. A differenza della pittura, dove possono essere dipinti oggetti o persone nate dalla fantasia dell’artista, una fotografia dovrebbe raffigurare qualcosa che è presente fisicamente davanti ad un obiettivo, e quindi si dovrebbe contraddistinguere per una maggiore adesione alla realtà. Oggi tutto ciò può essere falsato dalla tecnologia e dall’informatica, grazie alla quale le forme e le figure vengono ritoccate o addirittura ricostruite ex novo, ma ciò esula dal nostro discorso. Tornando alle opere di Vegas, ci si trova quindi di fronte ad una sorta di ambiguità voluta, dove l’oggetto raffigurato (reale) ne è una semplice “raffigurazione” rispetto a quello applicato sulla stampa, che possiamo toccare fisicamente. In un mondo dove sempre maggiore trova posto la confusione tra ciò che è reale e ciò che è virtuale, queste grandi fotografie esprimono al meglio questa ambiguità, che talvolta diviene vero e proprio disagio visivo. Questa tragica ambiguità è stata per altri versi lucidamente messa a fuoco nel film Matrix, dove i protagonisti vivono in una realtà fittizia creata ad arte dalle macchine. Analizzando in modo più dettagliato il linguaggio che tali fotografie esprimono, non ci si può esimere dal ritrovare tangenze con la onnipresente comunicazione pubblicitaria, tuttavia proprio l’intersezione di linguaggi differenti e di varie culture sarà la caratteristica dell’arte del ventunesimo secolo, e mi pare opportuno aggiungere che già oggi gli artisti si esprimono in modo variegato e molteplice, tanto che proprio uno spot pubblicitario o un video musicale, se di qualità possono indubbiamente essere considerate a tutti gli effetti opere d’arte, se a questo termine si dà una accezione ampia.

Caratteristica peculiare del terzo gruppo di opere è invece la rappresentazione multipla di un soggetto, nella fattispecie una persona in atteggiamenti e pose differenti. Esempi significativi sono le due fotografie intitolate Cloning girls dove in un caso le due ragazze danzanti dono viste dall’alto e poi dal basso in due ambienti differenti, mentre nel secondo caso ancora due ragazze sono ritratte in differenti pose, quasi due frame di una stessa scena di un film, così come in Nel cantiere lavori in corso. Allo stesso modo ne L’Illusionista, lo stesso personaggio è colui che effettua il gioco di prestigio e l’oggetto di tale illusione, racchiuso in un cubo di vetro, tanto che appare una sorta di magico inganno su se stesso. Vale la pena ancora di soffermarsi sulla La tenera Italy Italy 1861-2011, opera eseguita per il cento cinquantenario dell’Unità d’Italia, dove una seducente e giovane Italia, ammicca a Mazzini, e allo stesso tempo però con uno scettro in mano è osservata con soddisfazione da Cavour: come sia andata a finire è cosa nota ed è testimoniato dalla figura centrale. Ora scorrendo le varie forme di arte occidentale, si incontra spesso il tema del doppio, a partire per esempio dalla commedia di Plauto intitolata Menecmi. I due gemelli figli di un mercante di Siracusa vengono portati al mercato di Taranto, ma uno dei bimbi si smarrì. Dopo la perdita del padre Menecmo II, rimasto a Taranto, si mise alla ricerca del fratello e giunse a Epidamno dove viveva Menecmo I, dando luogo ad una serie di equivoci nei confronti della amante Erozia, del servo Spazzola solo per citarne alcuni, e tuttavia la commedia si conclude con il ricongiungimento dei due fratelli. Un clima più cupo e angosciante invece caratterizza il romanzo Il sosia di Fëdor Dostoevsky, poiché il consigliere titolare Jakov Petrovich Goljadkin cadrà in un degrado psicologico progressivo. Egli è innamorato di Klara Olosufevna, senza esserne corrisposto, ed è cacciato da una festa da ballo dal palazzo di lei, incontrando in seguito una inquietante figura che somiglia in tutto e per tutto a se stesso, che ha il suo stesso nome e proviene dallo stesso paese. Il finale del romanzo appare chiaro: il sosia acquisterà il rispetto di tutti, mentre Goljadkin, ormai ridicolizzato dai membri della società pietroburghese sarà rinchiuso in un istituto di igiene mentale. Mi piace ancora ricordare il caso di un film di Mario Monicelli del 1981, cioè il Marchese del Grillo, dove appunto Onofrio del Grillo trascorre le giornate nell’ozio, frequentando bettole e osterie romane, e ingegnandosi di progettare scherzi, prendendosi gioco anche del pontefice. Ma proprio quando sarà condannato a morte, sul patibolo salirà non lui bensì un suo perfetto sosia, il povero Gasparino il carbonaio, che avrà salva la vita solo colla grazia del Papa, (che naturalmente pensa di aver salvato il Marchese).
Limitando il nostro campo di indagine alla pittura del Novecento, un esempio affine alle opere di Vegas è La bambina che corre sul balcone di Giacomo Balla, conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Milano del 1912, dove la figura è dipinta in sequenza e in movimento nello spazio, o possono essere citati ancora esempi tratti dal Realismo Magico di Cagnaccio di San Pietro, come Dopo l’orgia (collezione privata, 1928) dove la figura della donna distesa a terra sembra ruotata tre volte attorno ad un asse centrale immaginario e dipinta però in tre posizioni differenti tra loro. Cercando esempi più vicini ai nostri tempi si possono menzionare le Tre bandiere di Jasper Johns (Meriden, Mr and Mrs Burton Tremaine collection 1958), le varie raffigurazioni di Marilyn Monroe o di Jacqueline Kennedy da parte di Andy Warhol, e per finire La mano ubbidisce all’intelletto di Carlo Maria Mariani (collezione privata, 1983) dove due figure speculari di giovani laureati sono intenti a dipingersi a vicenda.
Gli sviluppi tecnologici e scientifici della società contemporanea sono stati molti e in particolare nel campo della medicina e dell’ingegneria genetica, tanto che si intravvedono possibilità concrete di cura per pazienti affetti da malattie fino a poco tempo fa incurabili. Tuttavia si manifestano anche ricerche più discutibili come quelle che hanno portato alla clonazione animale e alla nascita della pecora Dolly, di cui fu data comunicazione il 14 febbraio 1997. La recente mappatura del genoma umano apre interessanti prospettivae e al tempo stesso inquietanti interrogativi sulla possibilità della clonazione umana, della quale non siamo in grado di valutare con precisione vantaggi e svantaggi, e che ha acceso nuove polemiche tra laici e cattolici. Viene da chiedersi infatti, al di là delle proprie convinzioni, quanti sarebbero felici di vedersi “riprodotti in serie” come un bell’oggetto di design, ma a quel punto privo di quella unicità che contraddistingue nel bene e nel male ogni essere umano. Nelle fotografie di Vegas mi pare che questi interrogativi vengano posti in essere seppur con un linguaggio colorato, divertente e lieve, ed un atteggiamento distaccato da parte dell’autore, il quale non pare trovare una risposta definitiva a questi che sono in fondo i quesiti del nostro futuro.
J. Spike, Masaccio, Milano 1995, p. 204. Il disegno di Michelangelo si conserva a Vienna, Graphische Sammlung Albertina, SR 150.
N. Dacos, La découverte de la Domus Aurea et la formation des grotesques à la Renaissence, Londra-Leida 1969
M. Diaz Padron, Scheda 136, in Il Genio e le Passioni Leonardo e il Cenacolo. Precedenti, innovazioni, riflessi di un capolavoro, Milano 2001, pp. 346-347
P.C. Marani, scheda 175, in  Il Genio e le Passioni Leonardo e il Cenacolo. Precedenti, innovazioni, riflessi di un capolavoro, Milano 2001, p. 402-403
Si possono vedere riprodotti in Schiele, catalogo della mostra di Martigny, Martigny 1995, nn. 55, 74, 80-81, 83, 84-85, 87, 100, 111-112, 115-116, 126-127, 129-132, 134.
Traggo la citazione da T. Kustodieva, I leonardeschi nelle collezioni dell’Ermitage, in Leonardeschi. Da Foppa a Gianpietrino dipinti dall’Ermitage di San Pietroburgo e dai Musei Civici di Pavia, Milano 2011, p 19
Si veda come esempio dell’opera di Lachapelle David Lachapelle, catalogo della mostra di Milano, Firenze 2007; Lachapelle. Cofanetto, Colonia 2010.
Di “gioco di prestigio” parla giustamente G.A. Farinella, Babel o dello stato dell’arte, in Babel linguaggi e forme del contemporaneo, Torino, 2009, s.i.p.
La cosa è sottolineata da F. Santaniello, Cavour e Mazzini. Icone di un’Italia giovane, in Cavour e Mazzini due protagonisti del Risorgimento rivisti da artisti contemporanei, Catalogo della mostra Biella, Biella 2011, p. 13